Proximis – Oltre il nero

51gsoepyj9l-_sy177_ oltre il neroMicol Manzo è una giovane scrittrice amante in particolare del
genere fantasy.
E’ una maestra d’arte ed è laureata in Antropologia culturale
e in Editoria e scrittura.
Oltre il nero è il suo secondo libro ( preceduto da Oltre il colore)
della trilogia Proximis.

DESCRIZIONE

Ritroviamo la nostra amata Mirash che si riprende a seguito del trauma vissuto…nel precedente libro.
Anastasia, Ludovic e Kageshi le propongono un viaggio in Francia per riposarsi dalle fatiche dello studio e allontanarsi per un po’ dal luogo teatro della sua terribile avventura.

Mirash accetta con entusiasmo ma, purtroppo, quello che doveva essere un viaggio di piacere e svago si trasformerà in un percorso di studio su tutto ciò che i Proximis dovrebbero sapere e soprattutto vivrà l’ennesima pericolosissima avventura che la porterà nuovamente faccia a faccia con la morte.

 

LASCIO CHE IL LIBRO SI PRESENTI

 

PRESENTIMENTI: Una volta mio nonno mi disse che la vita è fatta di momenti che possono cambiare il corso della nostra esistenza.
Non è semplice coglierli, perchè spesso si nascondono dietro la facciata della quotidianità, ma se ascoltiamo il nostro istinto, possiamo riuscire a individuarli.
In quel momento il mio istinto non stava captando niente di così drastico, ma mi stava mettendo in guardia da Anastasia, perchè il suo esagerato entusiasmo non preannunciava niente di buono.

 

CONSAPEVOLEZZA: Mentre tornavamo sui nostri passi, mi feci coraggio e presi il ragazzo per mano.
Il silenzio fra noi era carico di cose non dette.
Ormai avevo capito che Tageshi non esprimeva i sentimenti con le parole, ma con i gesti. Era un tempio in cui non si udivano voci o rumori, ma si captavano emozioni.
Non era semplice comprenderlo, forse non ci sarei mai riuscita, ma di una cosa ero certa: con lui al mio fianco ero pronta ad affrontare qualsiasi avversità. Lui era la fonte della mia forza, l’energia che mi spronava a dare il meglio di me stessa.

 

IN TRAPPOLA: Ero avvolta dall’oscurità. Un raggio di luce bluastro illuminava una striscia di suolo davanti a me.
Sforzai la vista per definire l’ambiente in cui mi trovavo, ma era troppo buio per riuscirci, allora riportai gli occhi sul fascio luminoso ai miei piedi.
La preoccupazione si mitigò e una pressione dietro le gambe mi spinse ad avanzare.
Dovevo aver coperto diversi metri, ma non me ne curai, la mia mente era sgombra da qualsiasi pensiero. Mi sgranchii la schiena e continuai a seguire il sentiero luminoso.
Sollevai un piede per procedere e sentii un frastuono alle mie spalle. Mi voltai di scatto con il cuore in gola, e scoprii che una colonna nera era caduta dietro di me, sfiorandomi di pochi metri.Realizzai un balzo in avanti e un altro pilastro si schiantò nel punto in cui mi trovavo un secondo prima.
Nelle pareti scure di destra e di sinistra si erano aperti due spiragli bianchi. Stava crollando tutto.
Corsi con tutte le mie forze, ma il rumore si fece sempre più vicino.
Avevo il fiatone e il cuore a mille, poi una forza sconosciuta mi afferrò e mi scagliò in avanti.

 

PANICO: Incurvai le spalle. Piegata su me stessa, attesi che il nodo allo stomaco si sciogliesse e che il cuore tornasse a battere normalmente, ma dopo qualche minuto le cose non migliorarono. Abbracciai le cosce e premetti la fronte su di esse e nel frattempo il battito cardiaco si fece assordante, tanto da sovrastare ogni rumore.
Un’ondata di panico mi tolse il respiro e mi ritrovai a boccheggiare in cerca d’aria.
Avevo paura. Non distinguevo più tra umani e fantasmi. Mi stavo allontanando sempre di più dal mondo visibile, ritrovandomi in una dimensione ingannevole.
Toccai i polpacci e le ginocchia, temendo che anch’io mi fossi tramutata in uno spirito, ma sotto i polpastrelli avvertii il tessuto dei jeans e la solidità dei muscoli. Ero reale, tangibile.

 

IMPOTENZA: I miei piedi affondarono in qualcosa di melmoso e delle linee concentriche avvolsero le mie caviglie.
Feci per tornare sui miei passi, ma una forza invisibile me lo impedì, obbligandomi a proseguire. Tornai a camminare, ma la situazione non  migliorò.
Sperai fosse solo una mia impressione, ma poco dopo ebbi una terribile conferma: stavo sprofondando.
Gridai, ma alzare la voce non mi aiutò a uscire da quelle sabbie mobili nere. Più mi muovevo e più affondavo.
D’improvviso persi l’equilibrio e caddi in avanti. Agitai le braccia e le gambe per tirarmi fuori da lì, ma invece di tornare a galla sprofondai ancor di più, come se avessi un peso alle caviglie che mi trascinava verso il fondale.
(…)
Tra due crani umani affiorò il volto di una bambina con le labbra carnose, gli occhi azzurri e i capelli biondi che le si agitavano intorno alla testa.
Poi una miriade di puntini luminosi ostacolarono la mia visuale.

 

CHOC: Mi voltai di scatto e mi ritrovai a pochi metri dagli spettri delle bambine: una era Angèle, le altre due erano le ragazzine che le somigliavano. Adesso che le vedevo insieme, notai che i loro volti avevano dettagli discordanti, come le arcate sopraccigliari e i nasi. Una di loro aveva i tratti più spigolosi delle altre.
I loro occhi erano su di me, inespressivi. Quando compirono un passo nella mia direzione, compresi che volevano appropriarsi del mio corpo. Mi avevano in pugno.
La serratura, rammentai a me stessa. Dov’era la serratura per uscire da lì? Che forma aveva?
Dovevo agire subito o mi avrebbero sopraffatta.
Diedi loro le spalle e corsi dalla parte opposta, ma era tutto inutile, le loro presenze erano proprio dietro di me, le sentivo come dita gelide sulla schiena.
(…)
Davanti a noi comparve un varco luminoso e lo Zoospirito ci passò attraverso.
Prima che potessi entrare a mia volta, qualcosa mi agguantò per la caviglia destra, strappandomi un grido che si trasformò in tosse.
Era lo spettro di Angèle che mi aveva afferrata, impedendomi di lasciare quel posto. Scossi freneticamente la gamba, ma la bambina mi rimase attaccata. Aveva una forza incredibile, disumana.

 

DISPERAZIONE: I singhiozzi mi scuotevano, ostacolando ancora di più la mia respirazione.
Vincent era inginocchiato vicino ad Aurore e le teneva una mano tra le sue con tutta la delicatezza del mondo.
Era piegato su se stesso, il volto bagnato dalle lacrime, e aveva un livido violaceo sullo zigomo sinistro.
Sussurrò il nome della ragazza e le accarezzò una gota con la mano, poi la voce gli venne meno e dalle sue labbra uscì un singulto pietoso.
Mai mi sarei aspettata di vedere Vincent in quello stato.
Mi ero completamente sbagliata sul suo conto, non era l’uomo insensibile che avevo creduto.
Davanti ai miei occhi avevo una persona dilaniata dal dolore. Un padre che non voleva perdere sua figlia.
Fu una visione talmente toccante che piansi ancora più forte.
Sui volti degli altri Proximis scorsi lo stesso dolore che tormentava la loro guida.

 

LA MIA OPINIONE SUL LIBRO

 

Anche questo secondo libro è stato molto avvincente, pieno di colpi di scena e con un finale inaspettato.
Mirash si reca in Francia con il suo gruppo di inseparabili per una vacanza che si rivelerà tutt’altro che rilassante.
Ho adorato la descrizione della sede francese dei Proximis!
Quale amante dei libri non sogna un posto simile?

Anche qui Mirash dovrà usare le sue doti per risolvere un’enigma.
Sentirà tutto il peso della responsabilità e la presenza di Vincent, a capo della sede francese dei Proximis non la aiuterà.
Abituata alla dolcezza e pacatezza di Morgana, dovrà scontrarsi con la durezza e severità di Vincent, che all’apparenza non la crede all’altezza di far parte dei Proximis.

La vicinanza di Kageshi aiuterà Mirash ad affrontare le varie prove, sia a livello fisico che mentale e il sostegno incondizionato del resto del gruppo la spingerà a non arrendersi.

Le particolari reazioni, verbali e non, alle istigazioni sono ormai un marchio di fabbrica.
Mirash, pur essendo una ragazza istruita e con molte capacità, quando è folle di rabbia si lascia andare a sfoghi viscerali, a tratti adolescenziali, ma questa è una sua caratteristica di cui non si potrebbe fare a meno!
E’ buffa, scoordinata e a tratti imbranata, insomma, tutto il contrario di un’eroina, pur essendolo, e a me questo modo molto umano e “normale” di descrivere gli eroi, piace.

Un personaggio che ho amato molto è anche Claude.
In tutti i gruppi di amici dovrebbe esserci un elemento come lui!
In Aurore invece, Mirash troverà la pace nei momenti più duri, nonostante sia proprio Aurore a metterla in guardia e ad aiutarla a capire quanto realmente stia rischiando la vita.

Questo secondo libro mette anche un paio di pulci nelle orecchie sullo zio e i genitori di Mirash…ma davvero loro sono all’oscuro di tutto?
Sappiamo che in qualche modo lo zio è a conoscenza delle capacità di Mirash, ma fino a che punto?
Conosce la realtà sui Proximis?
E’ uno di loro anche lui?
E i genitori?
Sono veramente solo due simpatiche persone che si prendono cura amorevolmente della loro figlia e che non sospettano nulla della sua doppia vita?
La parte in cui l’autrice ha inserito la considerazione di Claude sul significato del nome “Mirash”, qualche dubbio me lo ha messo.
Speriamo di trovare tutte le risposte nel terzo capitolo!

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