Camurrìa

 

Camurrìa Francesco Lisa

Francesco Lisa è nato a Messina.
Ha vissuto la sua infanzia in un piccolo borgo del comune di Rometta,
prima di trasferirsi definitivamente a Torregrotta.
Conseguito il diploma, si è dedicato all’attività artigianale del padre
senza mai trascurare la propria passione per la letteratura.
Nel 2016 ha pubblicato in maniera indipendente “L’anello del Binidìciti”,
un romanzo che gli ha dato molte soddisfazioni
e la vittoria al premio letterario “La forza dei sentimenti”.
Camurrìa è il secondo romanzo edito da Edizioni Convalle
dopo “Parlami di lei” pubblicato nel 2017.

DESCRIZIONE

Un romanzo ambientato nella Sicilia degli anni ’50.
Don Martino, giovane prete al suo primo incarico, arriva a Marvaggio accompagnato da Mimì, un piccolo orfano.
I due cercheranno di ambientarsi in punta di piedi nella nuova realtà, ma la loro esistenza sarà martoriata da mille difficoltà che colpiranno ora l’uno ora l’altro, accompagnandoli in una battaglia assai ardua contro un sistema mafioso ben radicato in paese. Da una donna tentatrice e da un boss violento verranno le camurrìe più difficili da superare, quelle che metteranno in crisi profonda l’animo del prete, preoccupato di proteggere ad ogni costo il suo Mimì. Si batteranno per superare l’omertosa sudditanza dei marvaggesi a ‘zu Pino con le uniche armi di cui dispongono, la fede in Dio e l’indissolubile amicizia che li lega.

 

LASCIO CHE IL LIBRO SI PRESENTI

 

MASCHERE: Dopo essersi liberato dalle donne che avevano preso d’assalto la canonica, Don Martino chiacchierava con Mimì durante la loro passeggiata
sul lungomare.
«Vedi Mimì, nei paesini è così, la gente è pettegola e di un filo d’erba è capace di farne un albero. Se fossi arrivato da solo in paese, questa mattina avrei avuto la metà delle visite» diceva con aria sarcastica, lo sguardo verso il mare increspato.
«Dite, Don Martino? A me sembrano tutti così affettuosi con voi, e magari con me sono assai gentili.»
Don Martino fece una smorfia di disappunto, Mimì era troppo ingenuo per poter capire quel tipo di discorsi, provò a spiegarsi meglio.
«Vedrai che durerà poco questo clima così accogliente, giusto il tempo di farci adattare, poi conosceremo il vero volto di ognuno. Al momento ci
stanno mostrando ciò che vorrebbero sembrare e non quello che sono realmente. Un modo per
illuderci mascherando la realtà.»

CICATRICI: I ricordi si accavallarono riportandolo indietro nel tempo e facendolo piombare in una trance emotiva sfumata di nostalgia e dolore. Ci sono fasi nella vita di ciascuno di noi in cui il dolore è così forte che l’esistenza non potrebbe mai andare peggio. Periodi in cui bisogna chiamare a raccolta tutte le forze residue, per provare a balzare fuori dall’oblio. Quella fase Calogero l’aveva vissuta in quel luogo, tra la baracca, l’orto, le bestie e l’ulivo. Aveva provato a scrollarsi di dosso le torture della guerra e a riassettare il suo animo. Per non soffrire la nostalgia della sua famiglia, di cui mai avrebbe avuto più notizie, s’era convinto che il passato doveva essere dimenticato e da lì avrebbe dovuto ricominciare una vita nuova.

CORAGGIO: “Certo che non mi metterò a fare la guerra, ma non gliela darò nemmeno vinta a questi fitusi. Dovrò essere forte a rimanere fermo sulla mia decisione, anche se questo mi costerà sopportare altri gesti simili o addirittura più gravi. Loro vogliono sottometterci tutti al loro volere, servendosi della
forza della paura. La violenza è l’unico metodo meschino che conoscono per farci scantare. Io vi dico che noi li vinceremo facendo esattamente l’opposto
di quello che vorrebbero. Dobbiamo andare avanti per la nostra strada, mostrandoci indifferenti alle loro azioni. Ci costerà fatica e denari, ma è l’unica
soluzione. Il loro scanto più grande è di sentirsi impotenti e di non riuscire più a dominare la gente. Per fare questo ho bisogno del vostro aiuto e
soprattutto che non facciate minchiate di testa vostra.”

DISPERAZIONE: Il paese pareva deserto, nessuno che fosse uscito a dare una mano d’aiuto. Nemmeno la curiosità per le due scoppiettate e le urla strazianti del prete indussero i paesani vicini ad accorrere. L’omertoso silenzio era calato sul paese inghiottendo le case, come faceva la nebbia fitta d’inverno. Don Martino si colpiva il volto con schiaffi violenti, come a volersi svegliare da quell’incubo, ch’era ormai pietosa realtà. Sfinito dalla disperazione, mista a rabbia, odio e rassegnazione, vide una sagoma avvicinarsi da lontano.

LA MIA OPINIONE SUL LIBRO

Di Francesco Lisa avevo già letto Parlami di lei apprezzandone, oltre la storia, lo spaccato di vita e dialetto siciliano che l’autore offriva. Mi sono quindi approcciata a questa lettura con molta curiosità e aspettative. Francesco Lisa ha quel tipo di scrittura che ti cattura sin dalle prime righe. Apri la porta, spii timidamente e poi non puoi fare a meno di entrare sfacciatamente, sederti e goderti lo spettacolo. Le sue descrizioni sono sempre mirate a creare un alone intorno al lettore per meglio fargli apprezzare la lettura. Le frasi e parole in dialetto siciliano inserite qua e là, diventano indispensabili per farci godere pienamente la storia. Lisa riesce sempre, con poche parole, a caratterizzare perfettamente i suoi personaggi. Non ci sono vie di mezzo in questo, sono sempre ben delineati e non lasciano spazio a sfumature o sentimenti contrastanti, o li ami o li odi.
In questo suo nuovo lavoro, l’autore mette a confronto il bene e il male, le anime pure contro quelle nere come la pece. Le difficoltà e la vergogna che provano gli uomini costretti a sporcarsi le mani e la coscienza per paura delle conseguenze di un rifuto alla persona sbagliata e il coraggio di chi quelle mani decide di non sporcarsele a costo di pagare a caro prezzo tale scelta.
Oltre questo, il romanzo trasuda tristezza e malinconia, per le cose perse, per i sogni non realizzati, per la mancanza di coesione, per le speranze abbandonate, per le sconfitte elargite.
Che dire… altro bel lavoro di Francesco Lisa.

 

 

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edito da Edizioni Convalle su Ibs, Amazon o semplicemente
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Camurrìa Francesco Lisa

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